Quella
che potrebbe essere una prova dell'effettiva esistenza del Priorato
di Sion, si ebbe alla corte di Nicola II. In un ambiente ben disposto
verso l'intrigo e cedevole alle suggestioni dell'occulto, già
prima dell'arrivo di Rasputin, qualcuno fece circolare dei documenti
strani.
Un
francese, conosciuto come monsieur Philippe, era allora accreditato
alla corte dello zar
di tutte le Russie e quasi in grado di influire sulle decisioni
sovrane. Si trattava di un esoterista, amico di Papus (capo
di una setta gnostica) e di Debussy (ritenuto Gran Maestro del Priorato
di Sion). Nel 1903, la granduchessa Elisabetta, parente del sovrano
interessata alla carriera del suo favorito (tale Sergej Nilus), indusse
quest'ultimo a presentare le prove di una cospirazione internazionale
ordita da una setta segreta. Erano manoscritti che parlavano di una
grande organizzazione settaria che da secoli, in incognito (tra la
massoneria e i rosacroce), mutava i destini del mondo e che in quel
momento si accingeva a condizionare le più importanti monarchie.
Nell'intento di Nilus c'era il discredito di monsieur Philippe e Papus,
che si volevano indicare come capi dell'organizzazione segreta. Lo
zar non credette al delatore, ed ordinò che gli strani documenti
venissero distrutti.
Così
fu, ma alcune copie si salvarono e furono più volte pubblicate
all'estero con il titolo di "Protocolli degli Anziani di Sion"
o, semplicemente, di "Protocolli di Sion".
Dall'esame di questi documenti, dai più ritenuti falsi, si
può risalire a precedenti testi elaborati dal circolo di Charles
Nodier e Victor Hugo, considerati capi dell'ordine occulto nella prima
metà dell'Ottocento.
Alcuni
di questi testi finirono poi nelle mani di Hitler,
il quale era fortemente attratto dall'esoterismo e suggestionato dal
sogno magico di creare il Reich
Millenario. In questo caso però i Protocolli degli
Anziani di Sion servirono al Führer
per giustificare uletriormente il suo antisemitismo.